Una delle domande che mi pongono più spesso, quando si parla di ipnosi, è quanto sia utile nella gestione del dolore.

La risposta più breve potrebbe essere: “Si tratta di un metodo molto utile e può portare anche alla riduzione totale della sofferenza”.

Ma mi rendo conto che come risposta è molto poco affascinante, così come non porta con sé nessuna argomentazione interessante.

Quindi, cerchiamo di dare una risposta più articolata e dettagliata.

Oggi, infatti, voglio portarti nelle profondità dell’ipnosi, guidandoti in un viaggio che ti permetterà di osservare in che modo può essere usata per alleviare non solo il dolore emotivo, ma anche quello fisico.

Negli ultimi anni, uno dei meriti maggiori di questa disciplina è stato mostrare, anche grazie a ripetuti esperimenti di laboratorio, in che modo agisce concretamente sulla mente umana e, nello specifico, in che modo agisce concretamente sul dolore, alleviandolo se non addirittura cancellandone la percezione.

Nelle terapie palliative per i malati terminali, nelle sale chirurgiche, sino agli studi medici, l’ipnosi ha mostrato la sua efficacia sino ad essere inserita ufficialmente nelle pratiche in campo medico. Ma, a ben vedere, l’ipnosi ha sempre avuto questa funzione: gli stati ipnotici o di “trance” sono stati usati per curare la salute fisica e mentale fin dai tempi antichi.

Ad esempio, gli egiziani usavano i “templi dei sogni” mentre i greci usavano i “templi del sonno” (altrimenti noti come “hypnos“) per curare la cattiva salute.

Da lì l’ipnosi ha continuato ad essere utilizzata e sviluppata, per quanto all’epoca se ne aveva una concezione molto diversa rispetto a quella che abbiamo oggi.

Solo nel 1841 il termine ipnosi fu usato per la prima volta da un oftalmologo scozzese di nome James Braid. Questi cominciò a rendersi conto che l’ipnosi era un qualcosa che aveva più a che fare con la sfera psicologica che con quella mistica. E ciò aprì la strada alla ricerca e allo sviluppo scientifico, che è arrivato al giorno d’oggi in cui l’ipnosi viene usata tanto per l’intrattenimento (come probabilmente in molti hanno visto) quanto per il potenziamento della facoltà umane, quanto per la cura di un’ampia gamma di problemi fisici e psicologici.

L’ipnosi infatti fa uso della connessione mente-corpo: i nostri pensieri e i nostri sentimenti possono influenzare la salute fisica, proprio come la nostra salute fisica può influenzare quella mentale. Quindi l’ipnosi utilizza una vasta tipologia di strategie per guidare la persona in uno stato di alterazione della coscienza, che potremmo accostare a quello della meditazione o delle pratiche di consapevolezza (per quanto si tratta di qualcosa di profondamente diverso). In questo stato il cervello entra in uno stato di “attenzione rilassata” nel quale è presente quella che lo stesso James Braid definiva “monoideismo”, ovvero: la mente è focalizzata su un unico pensiero, quindi esclude tutti gli altri input.

Un esempio classico è quello dell’ipnotista da spettacolo che dice all’ipnotizzato che è incapace di ricordare il numero 4 e, dato che il suo pensiero è focalizzato su questo, effettivamente non lo ricorda.

Con un professionista del benessere e della salute che utilizza l’ipnosi, il monoideismo non si focalizzerà sul dimenticare numero, quanto sul tenere a mente un’idea relativa al benessere.

Ma che cos’altro succede ad una persona quando è in ipnosi?

Il suo battito cardiaco e la frequenza respiratoria rallentano, allo stesso modo anche le onde cerebrali rallentano. Il rallentamento delle onde cerebrali porta la persona a vivere un profondo stato di benessere, dal quale è più facile ad accedere alle sue risorse che normalmente sono bloccante. In questo stato, infatti, la persona è meno inibita, ha maggiori capacità di accedere ai ricordi e affrontare problemi che altrimenti eviterebbe; così come è in grado di affrontare sentimenti negativi in modo proattivo. Questo perché anche la capacità di problem solving viene implementata.

Uno studio del 2019 definisce l’ipnosi come “uno stato vigile di consapevolezza, in cui l’attenzione di una persona è distaccata dal suo ambiente immediato ed è assorbita da esperienze interiori come sentimenti, cognizione e immaginazione”.

Durante una sessione l’ipnotista aiuta l’ipnotizzato ad affrontare e a risolvere i suoi problemi. Il professionista, infatti, guida il soggetto attraverso la sostituzione dei pensieri negativi con quelli positivi.

A questo punto è fondamentale chiarire un punto: il lavoro dell’ipnotista non consiste nel dire al soggetto “Smetti di pensare X e inizi a pensare Y”.

Il nostro immaginario ci fa pensare all’ipnotista come qualcuno che impone la propria volontà sull’altro, quando in realtà il processo è molto più complesso: si potrebbe parlare, infatti, di una vera e propria negoziazione con l’inconscio.

Un esempio che riguarda la vita di tutti i giorni può essere quel problema su cui abbiamo tanto sbattuto la testa, o che ci siamo portati dietro per mesi, se non addirittura per anni. Ma ad un certo punto abbiamo avuto una serie di esperienze, che ci hanno aiutato a sviluppare nuove idee, nuove concezioni e nuove convinzioni, sino al punto in cui ci siamo resi conto che quel problema era ormai alle nostre spalle, o in ogni caso adesso poteva essere affrontato.

Quello che fa l’ipnosi, quindi, non è inserire un ordine nella mente, ma applicare delle strategie che attivano volontariamente questo stesso processo, in modo mirato e controllato.

Uno dei modi in cui ottiene questo è attraverso l’utilizzo di immagini mentali. Durante uno stato di profondo rilassamento (tipico dell’ipnosi), il lato destro del nostro cervello viene attivato in modo più dominante rispetto al lato sinistro. La parte destra del cervello è quella più emotiva e creativa, mentre la sinistra si occupa della logica. Quindi il lato destro risponde a immagini e simboli come spiega questo studio.

Di conseguenza, l’uso delle immagini ci aiuta a stimolare quella parte del cervello per affrontare il cambiamento (un’altra esperienza comune è sapere logicamente cosa fare per superare il problema, eppure non riuscire ad attingere alle risorse emotive per agire; ecco quindi, che l’ipnosi stimola proprio quella parte della nostra mente dove risiedono le risorse interiori).

La ricerca mostra che quando qualcuno sta immaginando qualcosa durante uno stato ipnotico, le stesse aree del cervello vengono attivate come se la persona fosse effettivamente in quella situazione. Ad esempio, i neuroni specchio nel nostro cervello si attivano quando immaginiamo azioni o osserviamo altre persone mentre compiono delle azioni.

In che modo l’ipnosi agisce sul dolore cronico?

È fondamentale chiarire che non tutte le persone reagiscono allo stesso modo all’ipnosi, le persone sono differenti e, di conseguenza, reagiscono in modo diverso.

In linea generale possiamo dividere le reazioni all’ipnosi in tre grandi categorie:

  • I soggetti fortemente suggestionabili: questi sono circa il 20% della popolazione e possono ottenere enormi benefici dall’ipnosi in tempi estremamente brevi (ad esempio: possono ottenere una riduzione del dolore del 90% che persiste nel tempo anche con una singola sessione).

  • I soggetti refrattari: anche questi sono circa il 20% della popolazione. Tra questi ci sono sia persone con serie patologie neurologiche, sia persone che hanno bisogno di molte sessioni (anche una decina) per avere i primi benefici.

  • I soggetti a suggestionabilità variabile: sono la parte restante della popolazione e hanno delle reazioni che possono variare tra i due estremi che abbiamo appena menzionato.

Rispetto a questa ultima categoria, è necessario specificare che i fattori che ci rendono più o meno suggestionabili sono vari.

I principali sono:

  • L’attenzione

  • La capacità di immaginare

  • La capacità di fidarsi

  • La motivazione

Tra questi fattori, come si può notare, non compaiono quei fattori che in modo ingenuo chi non è addetto ai lavori ritiene utili all’ipnosi: come la creduloneria o la scarsa intelligenza. In realtà, se vediamo i veri fattori che incidono sull’ipnosi, sono elementi fondamentali sia per un alto QI, sia per una ben sviluppata intelligenza emotiva.

A questo punto è necessario sfatare un altro finto mito: infatti l’ipnosi, in prima battuta, non punta sul far diminuire immediatamente la percezione del dolore, quanto sull’aiutare la persona ad accettare la sua condizione. Infatti le nostre idee sul dolore possono influenzare notevolmente la sua percezione: se abbiamo paura, o siamo ansiosi, il nostro dolore verrà percepito in modo molto più forte.

Un altro fattore importante è quello dell‘attenzione: quanto più una persona sarà focalizzata sul proprio dolore, più tenderà a percepirlo forte.

Un esempio che viene dalla vita quotidiana è quello in cui abbiamo un piccolo malessere che ci debilita, eppure se viene a trovarci un amico o ci telefona, intrattenendoci con una chiacchierata interessante, ecco che il nostro disagio comincia a diminuire, al punto tale che potremmo pensare qualcosa del tipo “mi sono dimenticato che sto male”.

L’ipervigilanza, infatti, è comune nelle persone con dolore, il che significa che i soggetti diventano estremamente consapevoli delle sensazioni dolorose e questa concentrazione sul dolore lo peggiora.

Questo può spesso portare al così detto pensiero catastrofico, che si manifesta quando ci si preoccupa eccessivamente del dolore.

Queste percezioni ed emozioni negative sul dolore possono rafforzare il nostro cervello che ha bisogno di continuare a produrre messaggi di dolore, perpetuando quindi il ciclo del dolore e persino peggiorandolo.

Quindi affrontando queste emozioni negative e riducendo la paura, la qualità della vita di una persona può essere notevolmente migliorata e i suoi livelli di dolore notevolmente ridotti.

Alcuni soggetti possono ridurre la propria percezione di dolore semplicemente con delle sessioni di ipnosi che affrontano i dubbi su se stessi e i sentimenti di impotenza.

Queste sessioni, infatti, aiutano sostituendo l’aspettativa di dolore e la sensazione di non essere in grado di fare nulla al riguardo, con la sensazione di essere libero dal dolore e di prendere il controllo della situazione. Il potere di questo tipo di intervento è che aiuta la persona a comprendere che può fare qualcosa per migliorare, dimostrandogli che non è condannato per sempre a soffrire, ma può iniziare a creare un controllo su queste sensazioni.

Ovviamente alcune sessioni di ipnosi si concentrano anche sull’induzione di un effetto angelico. Ciò significa che usano suggerimenti per indebolire o annullare il messaggio di dolore che attraversa le terminazioni nervose.

Questo studio approfondito sull’ipnoanalgesia spiega che è stata molto efficace nel trattamento di molti tipi di dolore acuto e cronico tra cui: “dolore oncologico cronico, dolore neuropatico da HIV, dolore durante l’estrazione dei molari, dolore associato a traumi fisici, dolore nelle procedure chirurgiche, dolore associato a disturbo dell’articolazione temporomandibolare, arto fantasma, fibromialgia, dolore nella sclerosi laterale amiotrofica, dolore acuto nei bambini, lombalgia e dolore durante il parto”.

C’è da aggiungere che ad oggi l’ipnoalgesia è entrata ufficialmente nel campo chirurgico, sostituendo completamente o parzialmente le normali procedure di anestesia, specialmente nei casi in cui i pazienti sono soggetti allergici, che potrebbero avere uno shock anafilattico indotto dalle sostanze farmacologiche.

Un altro tipo di approccio alle sessioni di ipnosi per la gestione del dolore consiste nel concentrarsi sull’elaborare i ricordi negativi passati relativi al dolore, cercando efficacemente di riaddestrare il cervello a spostare l’attenzione dalle situazioni che dovrebbero causare dolore: ne parla nello specifico questo studio

Alcuni professionisti scelgono di utilizzare le immagini per sostituire la sensazione di dolore con una sensazione più piacevole, come il calore. Ad esempio durante la sessione, l’ipnotista potrebbe chiedere al soggetto immaginare il calore al posto del dolore, così da far percepire il dolore in questo modo anche nel futuro. Anche in casi del genere a volte può bastare una sessione, altre volte sono necessari più incontri affinché il cervello venga educato. Lo scopo è quello di rompere le associazioni dolorose, così da liberarsi dal circolo del dolore cronico.

Dato che lo stato di ipnosi crea un profondo rilassamento fisico, la tensione muscolare può essere allentata e la rigidità ridotta. Ma allo stesso tempo non coinvolge unicamente il corpo ma – e soprattutto – anche la mente. Quindi se l’ipnosi viene praticata regolarmente, questa riduzione dello stress può migliorare notevolmente i sintomi del dolore cronico.

Come afferma questo studio, “l’ipnosi si traduce in una maggiore riduzione del dolore in una varietà di condizioni di dolore cronico e di esiti correlati al dolore, tra cui intensità, durata, frequenza e uso di farmaci analgesici rispetto alle cure standard”.

Psychiatrist and young woman patient

Cosa puoi aspettarti da una sessione di ipnosi

Non sempre i medici sono formati nel campo dell’ipnosi, quindi è probabile che dovrai affidarti ad un professionsta formato nella materia. Ma, proprio perché non è un medico, sarà necessario portare un referto medico, così come può essere un buon segnale di professionalità se questi si interfaccia col medico curante.

In primo luogo perché il dolore potrebbe celare una lesione o una patologia a cui bisogna porre rimedio.

In secondo luogo perché il dolore ha una funzione protettiva: ad esempio, per quanto il dolore di una costola rotta sia una sofferenza, è proprio grazie a quel dolore che si evitano dei movimenti che potrebbero aggravare la situazione o ritardare il recupero. In casi di questo tipo difficilmente il professionista tenderà ad eliminare il dolore, ma si limiterà a diminuirlo, lasciando intatta la sua funzione di campanello di allarme per quei movimenti che non bisogna fare.

La sessione si svolgerà dopo una intervista introduttiva, fondamentale all’ipnotista per decidere in che modo procedere. Quindi si passerà all’induzione della trance e al lavoro ipnotico.

È importante ricordare che, a differenza delle idee comuni, in nessun momento durante una sessione di ipnosi si perde il controllo del proprio corpo e della propria mente.

Il soggetto in trance può decidere di uscire dalla trance quando vuole per aprire gli occhi, così come è possibile rifiutarsi di seguire i suggerimenti dell’ipnotista e opporsi a lui in ogni momento.

Questi miti – spesso frutto di romanzi o film, che offrono una rappresentazione dell’ipnosi più legata alla fiction che alla realtà – tendono a far immaginare l’ipnosi come un’esperienza per nulla rassicurante, quando in realtà si tratta di una procedura molto rilassante e piacevole.

Piuttosto che essere spaventosa, l’esperienza dovrebbe essere rilassante.

C’è da aggiungere che ogni persona sperimenta lo stato ipnotico in un modo personale, quindi è difficile porre dei parametri oggettivi. Alcuni si lasciano completamente andare, abbandonandosi; altri lo affrontano mantenendo sempre il controllo; qualcuno entra in un’esperienza sensoriale simile a quella di un sogno lucido; qualcun altro invece lo sperimenta come quando si immagina ad occhi aperti.

Queste differenze non sono tanto da attribuire alla profondità della trance o alla tecnica utilizzata, quanto alle peculiarità del soggetto che sperimenta.

Una volta terminata la sessione, l’ipnotista guiderà gradualmente nell’apertura degli occhi e nel riadattamento all’ambiente circostante.

Anche in questo caso le persone possono adattarsi all’ordinario stato di coscienza immediatamente, così come potrebbero volerci uno o due minuti.

Quindi l’ipnotista e l’ipnotizzato si confronteranno per comprendere come è andata la sessione e notare quali sono i cambiamenti che sono avvenuti.

Questo è fondamentale perché si potrà capire in che modo si dovrà procedere in seguito.

Alla fine l’ipnotista potrebbe fornire un audio con la registrazione di una sessione, che il soggetto potrà ascoltare quotidianamente a casa. Normalmente in questi casi si tratta di audio creati ad hoc per la persona – quindi molto diversi da quelli che a volte possono trovarsi in commercio – e che hanno lo scopo di rendere più persistente e profondo il lavoro svolto in sessione, così come sono molto utili per predisporre il soggetto alla sessione successiva.

Bisogna sottolineare l’importanza di questi audio anche perché hanno lo scopo di predisporre il soggetto all’ipnosi profonda.

Anche in questo caso dobbiamo aprire una parentesi per sfatare alcune false mitologie che provengono da una cattiva informazione sull’ipnosi.

L’ipnosi profonda, infatti, si può ottenere solo un tempo di ipnosi superficiale che va dalle sette alle nove ore. Di conseguenza lo scopo degli audio è quello di raggiungere quelle ore di “training ipnotico” che predispongono la mente della persona a recepire in modo molto più completo le suggestioni che vengono offerte.

Infine, l’ipnotista consegnerà un’ancora all’ipnotizzato.

L’ancora non è altro che una suggestione post ipnotica, che si attiva con un segnale ben preciso: in questi casi può essere un movimento, ad esempio unire insieme il pollice e l’indice della mano destra, oppure stringere forte il pugno della mano sinistra.

Spesso, infatti, durante il lavoro ipnotico l’ipnotista crea una suggestione collegata a questo innesco che, una volta attivato, crea una sensazione di benessere (il più delle volte legata alla gestione completa o parziale del dolore).

In questo modo il soggetto potrà beneficiare in autonomia e quando lo ritiene necessario degli effetti dell’ipnosi, semplicemente ripetendo il segnale che è stato suggestionato al suo inconscio.

Il numero di incontri possono variare a seconda del soggetto e del modo in cui reagisce all’ipnosi. In media, però, possiamo dire che già dopo tre sessioni è possibile notare dei consistenti benefici, con una riduzione del dolore attorno al 50%.

Proprio il giorno prima di iniziare a scrivere questo articolo, ho incontrato nel mio studio una persona che soffriva molto a causa degli effetti della chemioterapia. Dopo il primo nostro incontro gli ho dato appuntamento alla settimana successiva, ma a due giorni dell’appuntamento ha disdetto perché non ne aveva avuto più bisogno: ogni volta che il dolore arrivava, lui attivava subito l’ancora e lo azzerava completamente.

Casi di questo tipo non sono rari, così come ci sono soggetti che per beneficiare di una riduzione del dolore hanno la necessità di decine di incontri,

Proprio per questo, nel caso stessi prendendo in considerazione questo percorso, una buona idea di massima per comprendere come sta procedendo è aspettare quattro incontri prima di trarre le proprie conclusioni. L’ipnosi è una tecnica molto rapida, per questo basta una manciata di sessioni per avere un’idea chiara di quanto sta funzionando e in che modo.

In ogni caso, nella stragrande maggioranza dei casi, alla fine del percorso l’ipnosi ha creato risultati duraturi.