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Meccanismi interni che impediscono l’ipnosi: come aggirarli

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Meccanismi interni che impediscono l’ipnosi: come aggirarli

Lo sai che ci sono dei meccanismi interni che impediscono alle persone di entrare in ipnosi anche quando vogliono realmente provare questa esperienza?

Qualunque sia l’uso che fai dell’ipnosi è fondamentale conoscere tutti i meccanismi che possono impedire l’andare in trance, anche quelli più sottili: si tratta dell’unico modo in cui è possibile portare avanti il proprio lavoro senza l’insicurezza che una tecnica possa non funzionare.

In questo caso non sto parlando dei timori che le persone hanno rispetto all’ipnosi (qui un articolo in cui ti mostro come gestirli).

E neppure delle resistenze che le persone possono creare nei confronti dell’ipnosi (qui invece trovi un articoli in cui ti rivelo come abbatterle).

Parlo proprio di meccanismi interiori alla natura umana e che rendono complesso rispondere all’ipnosi quando è esercitata dall’esterno.

Partiamo dal principio.

Il motivo principale per cui le persone non riescono nell’ipnosi è dovuto alla mancanza di comprensione di ciò che è realmente e di ciò che può far ottenere.

Oggi ciò è in gran parte dovuto a Hollywood, visto che l’ipnosi è spesso descritta come uno stato mistico in cui le persone perdono il controllo completo e fanno cose stupide.

Ma oltre a questo malinteso comune, ci sono alcune altre cose che possono sabotare l’ipnosi.

Ad esempio, sapevi che durante l’ipnosi da palcoscenico, uno dei maggiori ostacoli per i partecipanti è l’ansia da prestazione?

Pensaci.

All’improvviso viene chiesto alle persone di salire su un palco pieno di luci brillanti.

Sentono su di sé lo sguardo di tutte queste persone che si aspettano che reagiscano in modo strano.

E poiché lo stare in pubblico è la fobia numero uno, non sorprende che le persone inizino a sudare un po’ e, di conseguenza, si congelino sul palco e smettano di rispondere perché sono paralizzate dalla paura.

Un altro problema è pensare troppo all’esperienza che si sta per vivere, il che porta a non concentrarsi sull’ipnosi.

Questo è un classico esempio della Legge dell’Effetto Inverso.

Dato che la tua mente cosciente è in grado di gestire solo circa 7 elementi nella memoria di lavoro, quando inizi a riempirla di pensieri distrattivi, finisci per perdere di vista tutto il resto.

Uno studio UCSB del 2013 ha rivelato che il pensiero eccessivo può essere dannoso per le prestazioni umane.

I risultati suggeriscono che l’effetto del pensiero eccessivo disturba anche la capacità di svolgere un compito inconscio.

Durante il lavoro di ipnosi il più grande difetto sta nel modo in cui gli ipnotizzatori eseguono le proprie tecniche.

Questo perché alcuni ipnotizzatori non creano un circuito di feedback con il loro soggetto, il che significa che i soggetti hanno la sfortuna di stare seduti su una sedia a ricevere una lezione ipnotica con pochissimi stimoli.

Invece, ciò che gli ipnotisti dovrebbero fare è mostrare ai soggetti come sperimentare fenomeni inconsci.

Tutto questo è molto facile con i soggetti che rientrano in quel 20% ad alta suggestionabilità.

Ma per tutti gli altri le cose sono diverse.

Quindi cosa fa l’ipnotista inesperto?

Invece di comprendere la persona che ha davanti… di aiutarla… di capirla… di avvicinarla passettino dopo passettino alla trance…… la investe con una serie di tecniche istantanee, che giustamente non hanno effetto!

Non hanno effetto perché in quel momento la persona non è pronta.

E non è pronta perché – tra le varie cose – sa che chi ha di fronte non ha per niente a cuore il suo benessere… è solo interessato a fare ipnosi.

Sia ben chiaro: fare ipnosi è una conseguenza del voler aiutare gli altri (o volerli far divertire, in caso di spettacoli).

Non di sottometterli, non di dominarli, non di dimostrare la propria bravura, non di compensare un ego microscopico attraverso la manipolazione dell’inconscio!

Prima ci si mette nella condizione di accogliere l’altro, di comprenderlo e di guidarlo… poi si utilizza la tecnica più adatta al soggetto… seguendo i suoi tempi e rispettando il suo modo di essere.

Se non si fa questo non solo non avrai risultati, ma meriti di non averli!

E sai cosa fanno gli ipnotisti inesperti quando non hanno risultati?

Dicono: “Tu non sei ipnotizzabile

Oppure: “Tu in realtà non vuoi essere ipnotizzato“.

Nel primo caso li si etichetta come soggetti che non potranno mai beneficiare dell’ipnosi.

Mentre nel secondo caso li si colpevolizza.

Puntano il dito verso gli altri, quando basterebbe semplicemente fare autocritica.

Quindi, se non vuoi fare la fine di questi tristi ciarlatani, voglio offrirti alcuni consigli:

  • Dato che spesso il soggetto che sta per sperimentare l’ipnosi soffre d’ansia, prenditi tutto il tempo per rassicurarlo e per fare ogni cosa in tuo potere per ridurre l’ansia.
  • Aiutalo a rilassarsi, creando un meccanismo nel quale si sente a proprio agio con te e nell’ambiente in cui si trova.
  • Rispetta i suoi tempi: non tutti vanno in trance allo stesso ritmo. In qualità di ipnotista sei tu ti devi adattare al soggetto, non viceversa.
  • Crea un meccanismo ipnotico che lo incuriosisca, attiri la sua attenzione e non lo faccia pensare ad altre cose. Insomma, semplificagli le cose.

Quando riesci a fare questo, metti i soggetti che vuoi ipnotizzare nella condizione più adatta per entrare in trance e farsi guidare da te.

Mi rendo conto che in questo articolo sono stato molto diretto, ma a volte è necessario dire le cose fuori dai denti e senza mezzi termini.

Se sei pronto ad immergerti nell’ipnosi in modo pratico, così da iniziare a sperimentarla con le altre persone, clicca qui e inizia a leggere Manuale pratico di Ipnotecnica, in cui ti rivelo il mio metodo personale per ipnotizzare, che insegno in aula e che utilizzo quotidianamente nel mio studio.

By | 2020-10-06T07:04:23+00:00 Ottobre 6th, 2020|articoli|0 Comments

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