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Il pendolo di Chevreul: una chiave di comunicazione con l’inconscio

//Il pendolo di Chevreul: una chiave di comunicazione con l’inconscio

Il pendolo di Chevreul: una chiave di comunicazione con l’inconscio

In questo articolo voglio parlarti uno strumento essenziali per comunicare con l’inconscio: il pendolo di Chevreul.

Si tratta di una tecnica estremamente utile sia quando vuoi indagare la situazione problematica che ha portato il soggetto a rivolgersi a te e all’ipnosi, sia quando hai la necessità di un test per comprendere quale approccio ipnotico dovrai utilizzare.

Ma partiamo dal principio: chi era questo Chevreul?

Michel-Eugene Chevreul è nato ad Angers nel 1786 ed è morto a Parigi, dopo essersi laureato in chimica, dedicò buona parte della sua vita anche allo studio dell’arte della suggestione.

Infatti condusse vari esperimenti sull’uso del pendolo presso l’accademia francese delle scienze.

I suoi risultati vennero riportati in un libro del 1854, intitolato De la baguette divinatorie.

Qui spiega come il pendolo può essere usato come uno strumento per comunicare con la parte inconscia di una persona.

Infatti, facendogli tenere un pendolo tra pollice e indice, e ponendo delle domande, sarà possibile notare il pendolo che oscilla in relazione al tipo di risposta (vedremo più avanti nei dettagli come fare).

Questo è dovuto ai piccoli movimenti delle dita in risposta alla domanda, che permettono il movimento del pendolo stesso (risposta ideomotoria).

La grande scoperta Chevreul fu quella di rendersi conto che quando si immagina un’azione con sufficiente intensità, il corpo umano reagisce come se l’azione immaginata stia effettivamente accadendo.

Si tratta della stessa intuizione che ebbe Milton Erickson circa un secolo dopo.

Come usare il pendolo di Chevreul

Potrebbe sembrarti strano, ma per utilizzare il pendolo non è necessario essere in ipnosi (anche se indurre un lieve trance – anche non di tipo sonnambolico – facilita certamente le cose, rendendo le risposte più chiare e veloci).

Come accennato, per utilizzare il pendolo con un soggetto con cui stai lavorando, è necessario che il soggetto stringa il cordino a cui è legato tra l’indice e il pollice nella sua mano dominante.

Fatto questo è necessario calibrarlo: ovvero stabile una direzione di oscillazione per il sì ed una per il no.

Nella calibrazione naturale si fanno al soggetto una serie di domande di cui si conosce per certo la risposta positiva, così da individuare il movimento del pendolo. Poi si esegue la stessa operazione ponendo domande che hanno per certo una risposta negativa.

Questa calibrazione ha come punto di forza il fatto che il soggetto sarà libero da imposizioni, ma necessita da parte dell’ipnotista una maggiore sensibilità sensoriale per individuare i movimenti (che potrebbero essere anche appena percettibili, o differire di poco).

Nella calibrazione definita, l’ipnotista si aiuta posizionando sotto il pendolo un’immagine come questa:

Si tratta di un disegno che nella stragrande maggioranza dei casi condiziona il soggetto, che tenderà a far oscillare il pendolo seguendo la croce o il cerchio.

Ovviamente anche in questo caso si farà un test per capire quale movimento è associato alle risposte positive e quale a quelle negative.

Questo tipo di calibrazione risulta decisamente più semplice della precedente, ma potrebbe essere inesatta. In fondo non è così semplice “ingabbiare” l’inconscio. Di conseguenza questo schema potrebbe non sempre essere esatto.

Se sei alle prime armi, quindi, ti consiglio di fare i tuoi primi esperimenti usando il disegno, per poi utilizzare la calibrazione naturale quando hai fatto un po’ di esperienza.

Conclusa la fase di calibrazione, inizia la parte interessante!

Da questo punto in poi, infatti, tanto in ipnosi quanto nello stato di veglia, si può interrogare il soggetto. Ovviamente il tipo di domande che si andranno a porre devono necessariamente avere come risposta un sì o un no.

Un’idea molto utile sull’utilizzo del pendolo è quella di utilizzarlo per chiedere all’inconscio se il modo di procedere è quello giusto.

Ti faccio qualche esempio di domanda che potresti trovare interessante:

  • Sei pronto a superare oggi la situazione X?
  • Pensi che fare X sia un buon modo per aiutarti?
  • Sei certo che ciò di cui stiamo parlando sia il vero problema?
  • Ciò che abbiamo fatto è sufficiente?

Una cosa interessate è che puoi utilizzare il pendolo di Chevreul anche per porre domande a te stesso.

Come usare il pendolo di Chevreul come test

Possiamo utilizzare il pendolo anche come test per comprendere quale stile ipnotico preferisce il soggetto che abbiamo di fronte.

Infatti, alcune persone preferiscono uno stile materno e permissivo, mentre altri preferiscono uno stile paterno e direttivo.

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Se sei un ipnotista avanzato non dovresti avere problemi ad identificare quale approccio utilizzare, mentre se sei un principiante potresti avere qualche difficoltà.

Il che ti potrebbe mettere nella condizione di usare uno stile suggestivo non adatto al soggetto che hai di fronte, rendendo il tuo lavoro ipnotico meno incisivo, se non addirittura inutile.

Quindi, per evitare questo problema, puoi utilizzare il pendolo.

Il test in questione è davvero molto semplice e risulta anche particolarmente suggestivo.

Come prima cosa devi fargli impugnare il pendolo come abbiamo visto sopra, facendolo oscillare sul disegno che abbiamo visto sempre poco fa.

A questo punto puoi creare un breve pre-talk, in cui spieghi che la mente è in grado di influenzare il corpo.

Una volta fatto questo procedi al test, che consiste in due semplici passaggi.

Mel primo passaggio chiedi al soggetto di immaginare con i suoi tempi, quando vuole e senza nessuna suggestione da parte tua, il pendolo che si muove, prima da destra a sinistra, poi in modo circolare.

Nel secondo passaggio, invece, fai la stessa cosa, ma questa volta sei tu a guidarlo. Puoi dirgli qualcosa del tipo: “Guarda il pendolino e iniziare ad immaginare che si può muovere… ad esempio, mentre lo osservi puoi iniziare ad immaginare mentre oscilla appena, da destra a sinistra… e man mano che oscilla, la sua oscillazione si fa sempre più ampia…”

Alla fine di entrambi i processi identifica in quale caso c’erano oscillazioni più ampie: quando eseguiva il test in autonomia o quando lo guidavi tu?

Se le oscillazioni sono maggiori nel primo caso, allora il test ti indica che il soggetto preferisce uno stile di ipnosi permissivo; se le oscillazioni sono maggiori nel secondo caso, allora dovrai utilizzare uno stile più direttivo.

Ovviamente l’uso del pendolo di Chevreul è molto più ampio: in questo articolo ho voluto offrirti la prospettiva classica e un utilizzo decisamente meno noto.

Ma se vuoi approfondire ulteriormente questo aspetto dell’ipnosi, puoi iscriverti al gruppo Facebook “Imparare l’ipnosi e l’auto ipnosi, in cui ogni giorno pubblico idee, strategie e tecniche per chi vuole diventare un vero esperto.

Ti aspetto!

By | 2020-07-29T16:54:14+00:00 Luglio 29th, 2020|articoli|0 Comments

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