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Le 9 domande più diffuse sull’ipnosi: come rispondere per agevolare la trance

//Le 9 domande più diffuse sull’ipnosi: come rispondere per agevolare la trance

Le 9 domande più diffuse sull’ipnosi: come rispondere per agevolare la trance

L’ipnosi è un argomento delicato, che genera non poche controversie e soprattutto per una ragione: in fondo non è ancora ben compreso.

Se anche tu ti occupi di ipnosi, ti sarai certamente reso conto di questo. Magari, quando ne parli, le persone che ti ascoltano aggrottano un sopracciglio senza sapere bene se sei un ciarlatano (“perché l’ipnosi non esiste, è chiaro, lo si vede pure in televisione che tutte quelle cose sono organizzate!”) oppure una persona da temere, perché hai il potere di controllare la mente.

In questo articolo voglio condividere con te le nove domande più frequenti a cui mi capita di rispondere. Si tratta di domande con cui mi capita di confrontarmi quotidianamente, tanto nella vita privata, quanto in quella professionale, quando una persona viene nel mio studio per un percorso di coaching.

Il motivo per cui te ne parlo è molto semplice: saper rispondere a queste domande può fare la differenza.

Sia che ti vengano poste ad una cena con nuovi amici, sia che ti vengano poste da un cliente, il genere di risposta che darai decreterà il modo in cui le persone ti giudicheranno.

Nel caso di un cliente, le tue risposte gli faranno capire se sei un professionista di cui ci si può fidare o da cui scappare a gambe levate.

Nel caso di semplici conoscenti, ciò che dici potrà farti vedere ai loro occhi come un esperto del proprio lavoro, o come una persona strana, che si occupa di roba strana, che forse dice un sacco di balle o forse è pericoloso (non sai quante persone appena conosciute, per il semplice fatto che mi occupo di ipnosi, partono dal presupposto che potrei ipnotizzarle per rubare i loro soldi – nel caso di uomini – o per approfittarmi dei loro favori sessuali – nel caso di donne).

Partiamo, però, da un concetto fondamentale: tutte le domande che ti vengono poste sono lecite e, per quanto possano portare con sé un elemento di diffidenza, si basano sul fatto che chi te le pone non sa nulla di ipnosi, ha nozioni sfumate e contraddittorie, così – se si tratta di una persona curiosa – non può fare a meno di fartele.

Allo stesso modo tutte le domande che ti vengono poste sull’ipnosi non sono mai stupide: magari potrebbero esserlo per te che conosci l’argomento, ma per una persona che ne è a digiuno non sono per niente scontate.

Ti faccio un esempio personale. Un mesetto fa ero a cena con una comitiva di vecchia data, tra questi c’era un’amica col suo compagno, che lavora come fisico al Cern di Ginevra. Ti assicuro che l’ho tenuto per più di una buona mezz’ora ad interrogarlo su tutte le curiosità che mi venivano in mente. Anche perché, in tutta onestà, la fisica mi affascina ma la conosco poco, così come conosco poco il Cern. Anzi, ciò che so è molto confuso e, dal mio punto di vista, mi pare quasi qualcosa di mistico.

Insomma, il mio comportamento non è stato poi molto diverso da quello di una qualsiasi persona che mi rivolge domande sull’ipnosi.

Come accennato, saper rispondere a queste domande è fondamentale se in un contesto sociale vuoi apparire come un vero professionista, ma diventa essenziale quando sei con una persona che segue per la prima volta un percorso con te.

In primo luogo perché molte domande celano dei timori nascosti o dichiarati, che possono creare delle resistenze nella persona per andare in trance.

>>> Su questo tema ho scritto un articolo su quelli che sono i timori più diffusi di una persona che si avvicina all’ipnosi e come affrontarli per evitare che si trasformino in resistenze. Lo puoi leggere cliccando qui <<<

In secondo luogo, perché il modo in cui rispondi andrà a coincidere con l’immagine che la persona si farà di te. E bada bene, non ti sto parlando solo della competenza della risposta, ma proprio dell’atteggiamento che hai quando rispondi. Nel caso in cui, ad esempio, dovessi rispondere in modo seccato, perché sei stanco di sentire sempre le stesse questioni, chi hai di fronte ti percepirà come una persona per niente accogliente. Allo stesso modo, se sei sbrigativo, verrai letto come una persona disinteressata all’altro.

Questo fenomeno forse l’hai vissuto se nel corso della tua vita hai incontrato un medico scorbutico. Magari tu stavi facendo una visita o avevi accompagnato qualcuno e, alle domande lecite che ponevi, avevi in risposta una persona che tagliava corto, che non ti dava una risposta chiara come volevi e ti faceva sentire anche un po’ stupido per quello che stavi chiedendo.

Se ti è capitato, sai bene che di quel medico non hai avuto una buona impressione e che, con buone probabilità, hai preferito rivolgerti a qualcun altro non tanto perché il primo non ti sembrava competente, quanto per l’atteggiamento che aveva nei tuoi riguardi.

Lo stesso capita a chi si rivolge ad un esperto di ipnosi, ma con una differenza sostanziale: se un malato può sopportare la maleducazione di un medico, perché magari sa che è uno dei migliori, per chi si rivolge ad un ipnotista questo è impossibile. Infatti, l’intero processo ipnotico si basa sulla relazione. Per questo se il cliente non si sente a proprio agio, in sintonia e in rapport con l’ipnotista, ecco che potrebbero insorgere quelle resistenze che possono impedire il completo accesso allo stato di trance.

>>> Le resistenze in ipnosi possono essere un problema per molti ipnotisti, specie per quelli alle prime armi. Per questo ho creato un articolo in cui ti spiego nove strategie diverse per poterle aggirare. Puoi leggerlo cliccando qui <<<

Quindi, per sintetizzare il tutto: quando ricevi domande sull’ipnosi, in qualità proprio del tuo ruolo, hai il compito di essere accogliente, chiaro, disponibile e rispondere nel modo più cristallino possibile. Il contrario potrebbe nuocere non solo alla tua immagine professionale ma soprattutto alla possibilità di gestire nel modo migliore il processo ipnotico con la persona che te le sta ponendo.

Adesso andiamo ad esplorare le novedomande più diffuse, assieme al modo migliore per rispondere. Ti fornirò, infatti, non solo la risposta “corretta”, ma anche il mio personale modo di affrontare le varie questioni. Dopo più di dieci anni di esperienza, ho scoperto per prove ed errori che certi argomenti vanno affrontati spesso in modo diagonale per offrire all’interlocutore la spiegazione migliore, nonché quella che agevola il più possibile l’intero processo ipnotico.

 

1. Tutte le persone possono essere ipnotizzate?

Tranne le persone che hanno determinate patologie psicologiche o psichiatriche o certi ritardi mentali, chiunque può essere ipnotizzato. È anche vero che ci sono persone che possono andare in trance più o meno facilmente. Questo dipende dalla loro capacità di immaginare, di concentrarsi e di seguire le indicazioni di ipnotista. Ma nel caso in cui queste capacità fossero ridotte, è possibile comunque svilupparle con un training specifico. Di conseguenza ci possono essere persone che accedono ad uno stato di ipnosi profonda con la prima sessione, così come ci sono altre che riescono ad accedervi dopo tre o quattro.

Risposta aggiuntiva personale: Spesso le persone credono che l’ipnosi sia per gli stupidi, che solo le persone più manipolabili possono essere ipnotizzate. In realtà, è vero il contrario. Pensa ad una persona con una mentalità ristretta, che non vede al di fuori delle proprie convinzioni, una di quelle incapaci di evolversi, perché così come vedeva il mondo dieci anni fa allo stesso modo continua a vederlo oggi. Per lui sarà difficile andare in trance, perché la sua mente è così ristretta che gli impedisce qualsiasi evoluzione. Mentre le persone che ci vanno facilmente sono quelle creative, quelle curiose, quelle che non sono affatto terrorizzate dallo scoprire cose nuove, ma hanno il coraggio di esplorare, superare i loro limiti, magari rendendosi conto che ciò che credevano può essere diverso. Insomma, persona che si evolvono, che amano crescere, quelle che normalmente potremmo definire persone con una spiccata intelligenza.

Perché rispondo così: spesso dietro questa domanda si nasconde la voglia di capire se chi è ipnotizzabile è diverso da chi non lo e, di conseguenza, per quali ragioni. Proprio per questo mi concentro ad incorniciare la capacità di entrare in trance con delle qualità positive. Questo da un lato rassicura le persone che se vanno in trance non sono stupide, ma allo stesso tempo le invoglia ad andare in ipnosi, perché implica che sono persone brillanti.

 

2. In ipnosi si è addormentati?

Non, non ci si addormenta. Infatti se stessi dormendo non potresti seguire le mie indicazioni. Quando dormi e qualcuno ti parla non lo ascolti, continui a dormire. È questo il motivo per cui è impossibile imparare cose nuove con degli audio da ascoltare durante la notte. Se così fosse le persone potrebbero imparare una lingua o qualsiasi altra cosa semplicemente durante una serie di belle dormite. E purtroppo non è così. La differenza sostanziale tra sonno e ipnosi sta nel livello di concentrazione: quando dormi la concentrazione diminuisce ed è questo il motivo per cui non sentiresti niente se ti parlassi. In ipnosi, invece, la concentrazione aumenta: la tua mente arriva ad un tale livello di concentrazione che ti permette di compiere dei cambiamenti interiori importanti, impossibili da ottenere mentre dormi.

Risposta aggiuntiva personale: in realtà nello stato di ipnosi sei molto rilassato, si tratta di uno stato nel quale potresti anche avere la sensazione di essere in un sogno, ma è un sogno che costruiamo insieme per aiutarti ad ottenere i cambiamenti che desideri. Una cosa molto interessante è che al tuo risveglio potresti avere la sensazione di aver dormito: cioè ti senti più energico e più riposato, proprio come se avessi fatto un bel sonno ristoratore. Quando succede questo non è perché ti sei addormentato, ma è un segnale della tua mente che ti comunica che il tuo inconscio ha lavorato nel modo migliore. 

Perché rispondo così: anche se la persona in trance non dorme, potrebbe comunque avere questa sensazione una volta riemerso. Il che potrebbe instillare in lui il dubbio di essersi addormentato che, a sua volta, potrebbe fargli temere di non aver svolto bene il lavoro in ipnosi. In questo modo, si evita questo rischio, preparandolo alle sensazioni che proverà non solo durante la trance, ma anche dopo.

 

3. Mentre si è in ipnosi non si sente nulla?

Al contrario, senti tutto, se così non fosse non saresti in grado di recepire le mie suggestioni.

Risposta aggiuntiva personale: a volte può accadere che non cogli proprio tutto, magari consapevolmente o razionalmente non cogli tutto ciò che dico, ma le mie parole creano in te delle immagini e delle sensazioni. Questo vuol dire che mi stai ascoltando con la tua parte inconscia, che sta collaborando nel rispondere attivamente alle suggestioni. In questi casi puoi notare che al risveglio ti senti bene, in uno stato molto piacevole. Se questo accade è perché le suggestioni che ti ho dato erano positive e la tua mente le ha accolte con piacere, registrandole in modo coerente e funzionale con gli obiettivi che vuoi raggiungere.

Perché rispondo così: le persone spesso temono di non sentire tutto e, di conseguenza, perdere il controllo. Perdere il controllo non solo su sé stesse ma su ciò che gli viene suggerito in trance. In certi casi questo timore è dato dal fatto che non sanno cosa gli verrà detto mentre sono suggestionabili, non possono verificare che siano cose positive. Con questa risposta possiamo aiutare a minimizzare questo timore.

 

4. Alla fine dell’ipnosi dimenticherò tutto

Succede in casi molto rari e dipende dalle persone. Ci sono alcune persone che ricordano ogni parola, altre che non ricordano nulla, così come ci sono persone che ricordano frammenti più o meno grandi. Dipende molto dal proprio modo di reagire all’ipnosi.

Risposta aggiuntiva personale: è un po’ come quando sei in un bosco e fai una lunga passeggiata immergendoti completamente nella natura. A fine passeggiata puoi ricordare ogni passo, così come potresti avere l’impressione che sia durata pochi minuti quanto in realtà sono passate ore. In fondo, quando fai una passeggiata del genere in un bosco raggiungi uno stato molto simile alla trance, se non identico. Ti capita lo stesso quando guidi la macchina, sei immerso nei tuoi pensieri, e senza esserne conscio, ti capita di tornare a casa automaticamente, senza prestare attenzione alla strada, scegliendo le strade istintivamente.

Perché rispondo così: la trance è un fenomeno naturale, anche se in generale le persone non sono in grado di identificarlo. Offrire delle similitudini aiuta a prendere familiarità con questo stato. Così facendo, al risveglio la persona potrà riconoscere nel fenomeno di un’amnesia totale o parziale qualcosa che comunque sperimenta quotidianamente anche più volte al giorno. Anche in questo caso, andiamo a incorniciare in modo assicurante quelli che possono essere alcuni suoi timori.

 

6. In ipnosi qualcuno può essere indotto a fare delle cose contro la sua volontà?

Sono state fatte molte ricerche a riguardo e nessuna di queste ha dimostrato che attraverso l’ipnosi è possibile far fare alle persone qualcosa che viola il proprio codice morale. Forse hai visto dei film in cui questo accade, ma sono finzioni e non si basano sulla verità. Ci sono molte tecnologie che mirano al controllo mentale e tra queste c’è anche l’ipnosi, ma per funzionare deve essere utilizzata in sinergia con altre tecniche e altri strumenti. Oltretutto si tratta di metodi che hanno bisogno di mesi e mesi per ottenere questo controllo, che comunque raramente è totale.

Risposta aggiuntiva personale: nella mente umana c’è una sorta di sistema di sicurezza, lo puoi immaginare come un vigile che presiede il tuo inconscio e stabilisce quali suggestioni accettare e quali rifiutare. Quando la suggestione viene reputata buona e positiva, coerente con la persona che sei e che vuoi diventare, allora il vigile la lascia passare. Se, invece, questa suggestione è negativa il vigile la blocca e la fa rimbalzare via, esattamente come non fosse stata mai pronunciata. Forse, però, ti sarà capitato di vedere in alcuni spettacoli delle persone che fanno cose strane. Quando questo accade è semplicemente perché quelle persone volevano fare quelle cose e molto probabilmente le avrebbero fatte anche senza l’ipnosi.

Perché rispondo così: le metafore sono il modo migliore per far comprendere alle persone dei concetti che in altri termini potrebbero apparire complessi, ecco perché utilizzo quella del vigile. In più, può essere utile creare un parallelo con l’ipnosi da spettacolo perché il più delle volte è la forma di ipnosi maggiormente conosciuta. In questi casi può essere utile spiegarne i meccanismi senza andare troppo nei dettagli, per far comprendere che i fenomeni che avvengono su un palcoscenico sono dovuti anche a tutta una serie di fattori non presenti quando si applica un’ipnosi che ha uno scopo diverso da quello ludico.

 

7. Come faccio a sapere di essere andato davvero in ipnosi?

Il modo migliore per capirlo è comprendere se qualcosa dentro di te è cambiato. Non importa quanto ti sei rilassato, così come non importa quanto ricordi di ciò che ho detto. Questi fenomeni possono capitare anche quando ti rilassi molto, quindi non sono indicativi. L’unico modo per capire è ripensare agli argomenti che abbiamo affrontato insieme e notare che tipo di cambiamento è avvenuto nella tua percezione. Se questo cambiamento ha avuto luogo allora vuol dire che abbiamo svolto un ottimo lavoro e che tu sei andato in ipnosi nel modo migliore.

Risposta aggiuntiva personale: in questo caso, più che una risposta aggiungo una strategia di feedback mutuata dalla PNL. Ovvero: prima di iniziare l’ipnosi chiedo di dare un punteggio all’elemento che stiamo prendendo in considerazione che va da uno a cento. Alla fine della sessione di ipnosi, chiedo di nuovo di dare un punteggio alla questione presa in esame. Così facendo è possibile avere anche una valutazione del lavoro svolto.

Perché rispondo così: offrire al soggetto un sistema di autovalutazione lo mette nella condizione di non doversi semplicemente affidare all’ipnotista che lo assicura di essere andato in trance, ma è lui stesso a fare una valutazione, che gli consente di stabilire autonomamente l’esito dell’ipnosi.

 

8. In ipnosi puoi farmi ricordare una vita passata?

Questa domanda risulta estremamente complessa, proprio per questo ti rimando alla lettura di un articolo molto dettagliato sull’argomento, nel quale troverai tutte le indicazioni per gestire la questione (o, eventualmente, fartene un’idea se ancora non ne hai una). Lo trovi cliccando qui.

 

9. Se tu dovessi morire mentre io sono in ipnosi, a me cosa accade?

Se dovessi morire – e ti assicuro che per questioni puramente egoistiche la cosa non mi va affatto – possono succedere due cose: potresti risvegliarti da solo e con i tuoi tempi, oppure potresti entrare nello stato fisiologico di sonno.

In questi casi non aggiungo nulla, preferisco essere chiaro e sintetico, anche perché parlare di morte prima di una sessione di ipnosi non crea certo il clima più adatto. In certi casi ironizzo sulla cosa, per mettere il soggetto in uno stato allegro in cui puoi ridere della cosa (l’ironia e le risate possono essere degli strumenti molto potenti e chi aiutano il lavoro ipnotico), anche se prima è necessario comprendere quanto la persona sia disposta a questo genere di ironia.

 

Le risposte che ho condiviso ovviamente non vanno prese come degli script da recitare parola per parola. Mi piacerebbe che le prendessi come degli spunti nel momento in cui devi affrontare questo genere di domande.

Inoltre è opportuno non limitarsi a ciò che ti ho scritto, ma accompagnare l’interlocutore tutto il tempo necessario sino al momento in cui non si sente completamente al sicuro con questo argomento.

In certe condizioni, ad esempio nei casi in cui non si lavora con un singolo ma con dei gruppi, una buona soluzione potrebbe essere creare un documento con tutto l’elenco delle domande con le relative risposte. In questo modo, durante il primo incontro, ci si potrà focalizzare unicamente su singoli chiarimenti o specifiche.

Arrivati a questo punto, quindi, penso che ci siamo detti tutto. Ma sono curioso di sapere se ti è mai capitato di ricevere altre domande molto frequenti, magari strane o molto particolari. Se ti va, condividile nei commenti. In questo modo aiuterai me e gli altri lettori a prepararci nel caso capitassero anche a noi.

By | 2019-02-28T10:43:05+00:00 Febbraio 28th, 2019|articoli|0 Comments

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